Make your own free website on Tripod.com
 

CAP. III.

NUOVE  CONOSCENZE  SULLA  VITA  DEI  PROTOBULGARI  ED  IN  ISPECIE  SU  QUELLI  D'ITALIA.






          La lingua slava e la slava commistione razziale, la religione di rito orientale e la bizantina cultura  hanno  modificato l'aspetto etnico originario  della  gente di Asparuh.
          Ma quello che cercasi a mala pena in Mesia, ove i Bulgari scesero dopo il 670, si rinviene in Pannonia, dove essi vengono accertati fin dal 400 d. C.
          Qui le terre abitate da loro non ne presero il nome, perche essi vi furono dipendenti e tributari dei molteplici invasori, Unni-Avari, Gepidi, Langobardi, Ungheri.
          Ma, fatta eccezione del culto divenuto romano costantinopolitano e calvinista, nelle valli del Danubio e del Tibisco troviamo la lingua loro, i loro costumi e il loro somatico profilo primitivi. L'illustre Geza Feher (1) ha potuto finalmente, quantunque solo in parte, proiettare con competenza all'uopo la luce piu  chiara ; come per i Protobulgari di Mesia fa testo capitale la lettera di papa S. Nicolo I (2). Alla stregua di tali conoscenze resteranno ben valutati gli stanziamenti bulgari d'Italia.

            I. - Religione. -- La religione primitiva dei Bulgari, lo sciamanesimo, non si differenzio da quella praticata, innanzi all`avvento del buddismo e dell'islamismo, da tutte le genti mongoliche, ed ora solo dalle nordiche. Il nucleo di tale credenza e il culto del sole (Sciama) (3). Questo culto, unico principale o concomitante, e stato ed e di tutti i popoli non cristiani. E principale senza fallo dell'Asia nordica, ove gli Altaici, atti ad apprezzare soltanto le utilita contingenti, non sollevane I'intelletto a concepire l'ultra -sensibile, ma venerano con animo semplice nel sole l'unico dio benefico, riconoscendo al piu negli altri mondi visibili del cosmo la corte dei suoi ministri (4).
           Le vestigia di questo culto persistono tuttora in Mesia. "I lazarki sono danze primaverili, che discendono probabilmente dalla celebrazione pagana del sole, della primavera e della fertilita della terra". Piu caratteristiche le danze dei nestinari nella Strandza Planina tra foreste misteriose. Le persone che vi patecipano si esaltano fino all'estasi ipnotica si da toccare impunemente la brace (5).
            In Italia fanno riscontro a tali pratiche i fuochi accesi in centinaia di villaggi, le notti di giugno per le feste di S. Antonio e di S. Giovanni, nei crocicchi e sui colli ; ed attorno ad essi canti, suoni, spari e balli. Il 25 dicembre, gia festa del Sole, indi del Natale, ardono falo, detti farchie negli Abruzzi e faglie nel Molise. Gli stregoni di re Bris con un complesso di pratiche superstiziose con auguri ed incantesimi preparavano le truppe alla guerra, e presumevano guarire le malattie (6). Anche oggidi fra noi fattucchieri e ciurmatori d'ogni specie fanno rivivere le antiche stregonerie.
            Quando si penso ad una divinita superiore a Sciama e di questo comprensiva, la si adoro col nome di Tana, di Tina, di Tanri (cielo), come tutte le stirpi altaiche dissero, comprese le etrusche (7), come oggi pure i Turchi tornano a dire al posto di Allah. Il Cristianesimo, accolto dai Bulgari pannonici ed italici nel sec. VI d. C. e nel IX da quelli di Mesia, ben presto resto scompigliato sia nel rito latino che in quello costantinopolitano da due propagande ereticali, il manicheismo ed il bogomilismo (8).
           Mentre il manicheismo era una dottrina prevalentemente religioso-dommatica, il bogomilismo  all'incontro  era  politico-sociale,  di  religiosa  veste  adombrato  per quel tanto che servisse a trovare nell'Evangelo la giustificazione dei suoi principi riformatori. La diffusione avvenne dai Bulgari di Mesia a quelli che avevano l'indole razziale istessa, ai Bulgari di Pannonia, di Dalmazia, di Lombardia, di Provenza, di Catalogna e d'Aragona. I Bulgari mesici fremevano insofferenti dell'imperialismo e della teocrazia di Bisanzio; gli altri, coloni laboriosi di conti, di vescovi e d'abati latini, ribollivano di sdegno e di riscossa nel vedere il proprio sudore volto a profitto di prepotenze inenarrabili e di vita dissoluta e spendereccia. Il profilo somatico puro, l'anima primitiva e l'antica lingua in Mesia possonsi riscontrare nei discendenti e nei proseliti di quei pavlikani, i quali nel 1624 poterono venire attratti al cattolicesimo solo dalla parola e dalla vita rigidamente evangelica dei  francescani di Bosnia. In Pannonia rappresentano il bogomilismo i numerosi calvinisti (9) sparsi nei vari ceti delle provincie sud-orientali ed in Italia quei valdesi, cui non hanno domato le piu sanguinose persecuzioni.


Ielsi e Riccia. - Vestiario modernizzato.

           Nel nostro precedente scritto segnalammo adombrate le agitazioni sociali e religiose bulgare d'Italia nelle zane (10) proscritte da Rachis, e supponemmo prevalente il concorso loro alla costituzione dei comuni. Sarebbe di eccezionale importanza eseguire accurati studi per dimostrare l`apporto della razza in discorso alle grandi riscosse italiche, quali furono la Motta, la Pataria, la Lega Lombarda e le Cinque Giornate. Certo questi avvenimenti si produssero dove quella razza
tuttora prevale.

            II. - Organizzazione statale e legislazione.  --  Dagli studi del Mikkola, da quelli di Geza Feher e dalla lettera di papa Niccolo I ricaviamo quanto appresso.
            Il capo  supremo aveva nome  Khan  Veliki  (11).  I  funzionari  maggiori  erano detti kav-han e tar-han. Contavano due specie di nobili, i maggiori boliari ed i minori bagaini (12). Il re mangiava solo a mensa, trincando, come Krum, nei crani dei condottieri uccisi ; mentre le mogli, i figli ed i grandi gli sedeano dinanzi per terra (13).
           Erano spietatamente messi a morte i convinti di avvelenamento, di calunnia e di diserzione ; ed inoltre anche le guardie della frontiera, che avessero lasciato scappare uno schiavo ; nonche tutti quelli chiamati alle armi, che fossero accorsi deficientemente apprestati.
            Ai sospetti di delitto era applicata la tortura. Avevano per insegna militare, come i Turchi, una coda di cavallo. Era questo tutto per essi: latte, carne, casa, carro di trasporto e di assalto. Giuravano sulla spada (14).
           In rapporto a queste nozioni passiamo a dire dei Protobulgari d'Italia.
           Questi vennero distribuiti certamente in canati, come ci apprendono i tanti toponimi composti di can (Cantalupo, Cantalice, Cansano, Cantano, ecc.) nonche il  personale  e  gentilizio denominativo  Cane  ad  ogni  pie sospinto  emergente  dalle carte medievali (15). Nella nostra operetta edita nel 1933 (16) demmo peso piu del giusto a quanto il Diacono ci riferisce per Altzek nonche al dispositivo dell'Editto di Rotari "omnes warengagi legibus nostris Langobardorum vivere debeant" (17).
            Nuove indagini e valutazioni ci hanno indotto a pensare in modo alquanto diverso.
            Il duca Romualdo non poteva certo permettere nel proprio stato un governo di pari grado. Ed Altzek scese a gastaldo ;  ma non cesso di essere il capo delle sue genti, per le quali ottenne, salva la dipendenza politica e militare dal Sacro Palazzo beneventano, autonomia di culto, d'amministrazione e di foro. I re langobardi invece poterono porre i kan bulgari anche a capo di ducati; ed infatti abbiamo cio visto nel precedente capitolo con probabilita essere avvenuto per Asti e Vercelli e con certezza per la campagna occidentale milanese. All'uopo nuovi lumi abbiamo derivato dalla valutazione della parola brolio e delle affini broletto e birro.
            I chiosatori ci precisano brolio "spiazzo cintato per orto o frutteto adibito anche ad adunanze" facendo ricorso ad etimologia latina volgare o bassa tedesca. Ma non si ha traccia d'essa voce nei parlari latini classici e popolari a noi tramandati  dagli scritti, non se n'ha traccia in alcuna legge di popoli germanici (18). Il nostro studio ce l'ha svelato ben presto di origine pannonica (19) e di stampo turanico.
            In Ungheria il giudice di qualsivoglia curia e detto biro. Ivi abbiamo poi bir (potere) e birodalom (regno) in corrispondenza a bir (uno) e birinci(primo) dei Turchi. In pur etrusco i dotti sono ormai unanimi nel riconoscere espressione di magistratura. Possiamo ritenere il greco "protos"  nonche il latino primus affini a pur ;  e possiamo chiamare in campo anche l'inglese fir (st).
            Avemmo da biro birolio, indi per sistole brolio; da brolio broletto (casa per gli uffici dei magistrati), birorio, poscia birro (agente di polizia giudiziaria) (20). Questi relitti toponomastici noi troviamo dovunque, dalle Alpi al Lilibeo. Nelle province napoletane brolio resto corrotto in borro e sborro (21). In Capua Vetere (ora S. Maria) l'anfiteatro, adibito alle assise dei coloni bulgari,  convervo, il denominativo di birolas. Che localita cosi nomate abbiano intimo nesso con la vita giudiziaria ed amminislrativa di tale gente, troviamo valida, per quanto indiretta, prova nella citta di Pavia. Ivi per i Langobardi amministrava gastaldus regis nel Sacro Palazzo presso la chiesa di S. Michele Maggiore. Ma nel rione settentrionale, fra l'antica piazza Annunziata e la presente piazza Castello si ergeva la chiesa di S. Andrea in Brolio, detta poscia in Arce, perche racchiusa nella cittadella (22). Conoscendo noi l'intimo nesso fra Bulgari e culto del Santo di Patrasso comprendiamo subito che detta chiesa faceva corpo con la sede del biro delle famiglie sparse per la campagna verso il nord, cioe verso Milano ; e di tali famiglie ci precisa la razza inequivocabilmente il toponimo Bulgaria.
           Quindi nell'Evo Medio i Latini avevano la curia coi giudici e cogli avvocati, i Langobardi l'arengo e la corte coi duchi, coi castaldi e con gli scultasci, i Bulgari il brolio ed il broletto col biro. Anzi a Milano, mentre scompare la curia ducis (Cordusio) s`impone oggi pure col nome e con la mole il Broletto. Ci si potrebbe opporre che se i Langobardi avessero concesse autonomie, i  Sassoni ausiliari e consanguinei loro non sarebbero tornati, dopo pochi anni di permanenza in Italia (23), alle terre originarie.
            Innanzi tutto ci risulta che parte dei Sassoni resto fra noi; e molte vestigi di nomi, di luogo e di persona ne restano tuttora (24). Quelli che partirono lo fecero con tutta probabilita perche pretendevano costituire uno stato indipendente, secondo l'antico particolarismo germanico, laddove nei re langobardi fu sempre inflessibile il proposito dell'unita d'Italia, per cui tante lotte si svolsero contro l'Impero d'Oriente e contro il'Pontefice.
Ci si potrebbe anche opporre che nei vari codici pervenuti sino a noi i Bulgari dichiarano vivere lege langobarda romana et salica, e che mai trovasi indicata alcuna lex bulgara.  All 'uopo  dobbiamo considerare:
           1) che detti documenti sono tutti posteriori al  1000, quando il dominio langobardo era cessato;
           2) che i Bulgari, a misura che passavano dipendenti dei feudi langobardi, franchi ed ecclesiastici, dovevano aderire alle leggi dei loro signori;
           3) che essi, via via che venivano permeati di spirito cristiano, si staccavano da  norme e da usi a spirito siffatto non confacenti.
            Le restrizioni apportate dall'Editto unificatore di Rotari lasciano adito certo a  tolleranze  col  dispositivo  del  capo CCCXC "nisi legem aliam a pietate nostra meruerint". Per altro i warengagi erano i fuorusciti, che, a distanza dalla conquista di Alboino, via via chiedevano asilo ovvero assoldamento ai suoi successor. I suoi ausiliari avevano invece meritato veri privilegi riconosciuti anche in seguito (25).


Ielsi. - Antichissimo portale della madre chiesa di San Andrea.

           Quando il brolio non applico piu norme penali e civili rimase ufficio locale pel diritto amministrativo e consuetudinario. Purtroppo delle norme suddette nulla sappiamo. Riferendoci alle aspre parole, con le quali papa Niccolo I l'865 si rivolgeva a re Boris per la pratica della tortura inquisitoriale, dobbiamo ritenere che questa fosse in use nei broli e che quindi passasse alle curie ed alle corti ; e si diffondese cosi da divenire la bestiale frenesia dei sacri e profani giudici.

             III. - Agricoltura. -- La causa prima delle  trasmigrazioni  bulgare  del passato e del presente fu sempre lo scopo della bonifica e della cultura di terre acquitrinese, fra le quali notevolissima la puszta pannonica. Oggi pure nell'Asia Minore e nella Rumenia la mano d'opera dei Bulgari viene richiesta, pel regime delle acque irrigatorie e per l'allevamento dei bovini da latte (26).
            Il Feher (27) a questo proposito ci afferma che la odierna terminologia rurale ungherese e quasi tutta di irigine bulgaro-turca, solo risultando a lui di certo stampo ungherese lo (cavallo) ed eb (cane).
           Riferiamo alcune voci piu note: bika (toro), tulok (giovane toro), tino (manzo), borju (vitello), kos (ariete), uru (castrato) toklyu (agnello), gyapju (lana), kecske(capra), ollo(cesoie), kopu(zangola), sajt (formaggio), turo (latte cagliato), diszno(maiale), artany (verro), feve (cammello), serte (setola di maiale), tyuk (gallina), agar (veltro), kopo (cane da caccia), kolyok (giovane animale), ol (stalla), gyeplo(briglia), buza (frumento), arat (mietere), keve (covone), kepe (mucchio di cinque covoni), boglya (mucchio di fieno), szeru (aia), ocsu (falsa segala), orol (macinare), majom (scimmia).
           La voce juh (pecora) definita magyara dal Feher deve ritenersi turanica (28).
          All'elenco del Feher possiamo aggiungere il seguente : erdo (bosco), okor (bove), kut (pozzo), toll (penna), sarga (giallo), csarda (podere) (29).
          Gli Ungheresi dunque cocdussero solo cavalli e cani. Tutti gli altri animali domestici essi trovarono entro i campi appoderati gia dai Romani col nome di massa (onde il pann. mezo), dove i Bulgari da secoli vivevano industri agricoltori ed esperti commercianti. Gli Ungheresi si sostituirono agli Avari nella direzione statale e nell'aristocrazia, avendo cosi i ban ed i fej al posto dei kan. I Bulgari ligati alla redditizia masseria vi restarono tranquilli tributando ai nuovi signori le decime. Anche in Italia molteplici sono le vestigia della bulgara vita rurale. Il toponimo roggia con gli affini roja rojano risulta notevole all'uopo.
          Roggia indica un canale adibito prevalentemente alla irrigazione ed ai mulini. La voce presenta solo parvenza di affinita con le latine roro e rigo (annaffio), da cui certo derivarono le francesi arroser ed arrosage. Per altro in tutti gli autori latini, compresi quelli della decadenza, mai tale vocabolo per le opere d'irrigazione si riscontra, ma solo canalis, ductus, fossa, incile, nilus, euripus. Deriva essa invece ad evidenza dalla parola greca "rogi" (fessura, fosso) (30).  Sta quindi in rapporto con le provvidenze dell'impero di Bisanzio, da  cui presero direttiva religiosa culturale ed agraria le molte genti, che dal 400 d. C. in poi tennero dimora nella danubiana pianura. Qui troviamo la equivalente voce arok (fosso), nella quale, come  al solito nelle gole turaniche, la sorda k prese il posto della sonante g. Nel Turan abbiamo arisk. Il piu remoto documento consacrante tale voce n'e dato da un diploma del 1171 (31), in cui Ulrico patriarca di Aquileia concede l'uso delle acque delle roggie alle ville di Pradamano e Cussignasco in quel di Udine. Tale denominativo regna incontrastato in tutta la piana del Po, nel Bruzio e nella Sicilia.
            Troviamo nelle carte medievali, quale orma dell'agricola opera prelodata, un prodotto campestre detto bulgara e burgara insieme con la veccia, col moco e coi lupini. Un grano speciale, la saragolla, da secoli risulta avere avuto a centro di diffusione il Sannio. La saragolletta molto resistente alla ruggine e specifica da tempo della provincia di Campobasso, ove stanziarono prima i Bulgari di Altzek. Abbiamo poi la saragolla zingaresca (32), refrattaria all'allettamento, alla stretta ed alla ruggine, in provincia di Salerno, ove trovasi la Bulgaria di Capo Palinuro. Queste varieta di frumento hanno la caratteristica della durezza e del colore giallo, evidente meglio nelle farine. La denominazione e d'incontestabile impronta turanica, e, nella specie, per un complesso di circostanze, specificamente protobulgara. Essa e composta di sarga e di golyo, suonando letteralmente giallo chicco. Risultano di campestre attinenza due nomi personali frequenti fra i Protobulgari d'Italia, Mansone (33) e Mastali. La condizione di conduttore di podere detto massa e manso dava prima il nome di persona indi quello di famiglia. Da Mastali voce turanica formata di maas (stipendio) e tali (sorte) indicato viene il servus rusticanus qui sub massario est dell'Editto di Rotari.
             Nelle carte di Pistoia, dove i Bulgari coi capi Cadolingi erano per importanza dopo i Langobardi intorno al loro S. Andrea, troviamo prescritti per i coloni I'obbligo dell'ominizio e per i signori quello dell'amisciri. L'ominizio (34) detto meglio omaggio, che i mediavalisti fanno derivare da homo, ha certo piu netti rapporti col tur. omin variazione di emin (fedele). L'amisciri (somministrazione dovuta di pane, sale e carne) e un composto evidente di tur. hamur (pasta), pann. so (sale) protb. uru (castrato).
            Notevolissimi gli encori turanici del Teramano : forma corso d 'acqua (da pann. forras), guicsia acqua di lavaggio dei frantoi (da tur. yik-su), vulza acqua di concia (da composto di su), veges botte (da tur. fici) (35).
           Merito dei Bulgari fu poi la grande diffusione della cultura del riso, corrispondendo essa proprio alle terre da loro colonizzate.

           IV. - Famiglia. -- Tutte le genti turaniche, senza eccezione, compiono il matrimonio col ratto per lo piu simulato. Pur, dopo che il Cristianesimo ha tanto pervasa l'anima dei popoli di Mesia e di Pannonia, la caratteristica usanza persiste in quei luoghi. Lo sposo vi rapisce la sua fanciulla velata, lega la sua sciarpa alla briglia del cavallo in segno di possesso, e via per la foresta. Dietro gli corrono i giovani del villaggio sparandogli addosso, non senza pericolo. Sette giorni vivono i due fra i monti, fra i boschi ; e la sciarpa bianca sventola sul nero degli alberi (36).
           Permane la usanza in vari luoghi fra gli Ungheresi e fra i Ruteni.
           Permane essa pure in Italia, come ha potuto constatare la Gobbi-Belcredi nel Molise, e come sappiamo noi (37).
           Quando i Bulgari scorrevano le steppe divisi in orde e suddivisi in clan, erano, come i Turcomanni, poligami. Le mogli loro, che potevano essere ripudiate, vivevano coi figli sulle carrette; e, a differenza delle sarmate, restavano intese alle sole faccende donnesche. Abbracciato il Cristianesimo, stabilite sedi fisse, assunta l'agricoltura ad attivita massima, la loro famiglia ha sempre dato esempio di fedelta, di modestia, di parsimonia, di ospitalita. La donna non e sottoposta all'uomo, come avviene fra i Serbi ed i Montenegrini. La moglie e la madre sono qui eguali al marito ed ai figli (38). La tinta rossa tuttora trionfa negl'indumenti delle donne della Mesia, della Pannonia e del Molise (Cercemaggiore, Frosolone, Letino, ecc.) (39), ove anche la primitiva calzatura, la ciocia persiste immutata (40).
             I Protobulgari piangevano lungo tempo i morti, ed ai guerrieri sulla fossa veniva formato un monticello (yoksa). Il funereo tumulo fu costumanza degli Sciti e degli Etruschi di Cere. Ad esso l'anima turanica dei Bulgari permane fedele nelle sue manifestazioni artistiche, delle quali e massima il colossale monumento eretto sulle spiagge paloferne in onore di Ladislao Varnense. Le famiglie bulgare d'Italia e di Mesia, dopo tredici secoli di distacco, pur sottoposte a razziali eterogenee infiltrazioni nonche ad influsso di molteplice cultura, presentano ai giorni nostri un aspetto di vita presso che uniforme. E semplicemente meraviglioso che gli osservatori delle une e delle altre, per lo piu estranei alle contrade e quindi piu obbiettivi, abbiano riportato le medesime impressioni trasmesse in rapporti che si equivalgono.
             L'articolo del Missana (41) pubblicato in questa rivista dona un quadro sintetico della psicologia e dei costumi del popolo bulgaro di Mesia, riportando i giudizi di molti scrittori. Il quadro e presso che identico a quello tracciato per gli abitanti di Bolgaro Vercellese dal Perosa (42), ed identico a quello che potremmo tracciare noi per i comuni del Molise.
             In Bulgaro Vercellese le feste patronali vengono celebrate con balli di piu giorni ; e le campane vengono suonate a mo' dei gong delle pagode asiatiche. Vi e caratteristica la festa di S. Bovo (43) .

              V. -   Espression i culturali. --   Una delle prime note dell'umano incivilimento e la distribuzione del tempo in parti, desunto dal moto degli astri. Per
i giorni fissati dalla rotazione della terra sopra se stessa e per i mesi regolati dalle fasi della luna i calendari non ebbero differenza. Ma l'anno fu vario secondo i calcoli dei vari popoli. Ovviarono molti all'errore con lo stabilire periodi con mesi intercalari.
              Secondo il Mikkola ed il Feher (44), le cronache dei Protobulgari, risalenti ad un'antichita superiore a quella delle Cinesi, ci insegnano che l'anno era lunare, ma che ogni lustro si aggiungeva un mese per correggere la differenza con quello solare. Si contavano periodi di dodici anni contradistinti dal nome di un animale: 1. somor (topo) (45) ; 2. sygor (vacca) ; 3. (?) ; 4. dvasan (lepre) (46) ; 5. verem (47) (anno bisestile) ; 6. dilom (serpente) (48) ; 7. adgor (cavallo) (49) ; 8. teku (montone) (50) ; 9. (?) ; 10. toh (pollo) (51) ; 11. eth (cane) (52) ; 12. dons (porco) (53).
              In quanto ai mesi, questi erano semplicemente indicati da numeri ordinali progressivi : elem-primo ; (?)-secondo ; vecem-terzo ; tutem-quarto ; behtem-quinto ; altem-sesto; citem-settimo; sehmen-ottavo; tvirem-nono. Mancano le specificazioni del secondo, del decimo, dell'undicesirno e del duodecimo ; ma possiamo supplirvi, riferendoci alla pressoche simile numerazione turca, la quale per altro forma l'ordinale aggiungendo inci anzi che em al cardinale. Abbiamo cosi ik-em (secondo) ; e forse likem (decimo), likelem (undecimo), likikem (duodecimo) (54).
              La scrittura primitiva si compose di runici caratteri trovati ovunque vennero aperte strade, scavati fossi, elevate fortezze. Quando sara possibile decifrarli, nuove cognizioni d'antichissima istoria saranno acquisite. Le cronache fatte redigere dai khan dell'8 secolo d. C. vennero stese in lingua turanica ma con lettere greche. Mentre mancano i monumenti di pietra degli Unni-Avari, pur durati dominatori nella Balcania quattro secoli, i Bulgari possedettero citta fortificate lapidee anche innanzi che si trasferissero sul Danubio. A Sumen, Aboba, Preslav, Pliska e Madara, ove si ammira il gigantesco cavaliere ad alto rilievo su roccia, grandi resti d'imponenti edifizi permangono. La maniera di costruzione dei baluardi si avvicina a quella dei Cinesi, e dei palazzi allo stile persiano dei Sassanidi (55).
               La primitiva statuaria si presenta nelle funebri figure dette con termine identico dai Protobulgari kap e dagli odierni Ungheresi kep. Le statue dei defunti presso Cumani Turchi e Bulgari hanno pur oggi lo stesso nome di kamennye baby-s (56). Al museo viennese di Storia dell'Arte si possono ammirare i vrari manufatti importati dagli asiatici popoli sul Danubio. Sono oggetti di vestiario, fibule, cinture, monili, armi, coppe di sacrifizio, finimenti di cavallo, idoli di bronzo, di vetro, di siada, d'oro. Il motivo primitivo ornamentale n'e il serpente. Uno dei tre centri d'importazione fu la Russia meridionale, ove vissero gli Sciti ed onde partirono i Bulgari. Tutti gli oggetti suddetti possono definirsi filtrazione d'arte cinese.
              Dal secolo IX, per l'opera dei Santi Cirillo e Metodio e per la conversione al cristianesimo, la letteratura bulgara si presenta tutta in lingua slava divisa in tre periodi, con vera competenza esposti su questa rivista in un articolo del Prof. Damiani (57), e rimandiamo ad esso il nostro lettore. Interessa qui solo rilevare che siano caratteristiche ai tre periodi comuni : il realismo e l'utilitarismo. Sono dessi chiari elementi rivelatori dell'anima turanica sempre in prevalenza.
              Ed emerge questo da un altro fatto piu unico che raro. Nel solo popolo bulgaro la prosa ha preceduto la poesia, che risulta cosi l'afflato di elementi elleno-slavi, fra i quali eccelle Christo Botev, "assurto nel culto dei posteri a simbolo dei piu alti ideali patriottici umani e sociali ed a personificazione ad un tempo della poesia nazionale".
             Nulla di specifico puo dirsi sulla cultura bulgara della Pannonia. Ivi e difficile piu che impossibile sceverare le attivita culturali dei Bulgari da quelle delle altre razze uro-altaiche, avare, iazige, cumane, unghere, in quanto che l'antropologia e la filologia perdono al rguardo ogni loro privilegiata virtu. Fra i vari uomini di stato d'armi, di lettere e d'arti dal cognome terminante in y quale discriminazione e possibile ? (58). In Itali, oltre ai relitti linguistici, dopo una ricerca diligente individuabili, abbiamo tutora immutate arti tradizionali negli ornamenti degli ori, dei merletti, delle gome e dei mantili negli Abruzzi e nel Molise. Pel resto non si puo parlare di cultura bulgara, non essendovene alcuna specifica.
            Ma sono innumeni  le manifestazioni culturali degli uomini di sangue bulgaro. Esse sono tali e tante che, se verranno esposte, desteranno l'ammirazione e la meraviglia di tutti. Anche in esse predomina la nota del realismo.  Il bulgaro Molise non ha dato ne da poeti, pittori e musicisti, ma grandi ecclesiastici, sommi chimici, acuti ed integerrimi guristi, valenti soldati. Chiudiamo il capitolo con l'elenco dei vocaboli protobulgari residuati nel Molise ed in precedenza non riferiti :
1) ciabotte, impesto di rozzi commestibili (59);
2) ciuotte o ciote, pieno tondo (60);
3) krik, eretto, svelto, nkrikka saltar su dritto (61);
4) puta-puta, voce di richiamo delle anitre (da slavo-tart. potka-anitra);
5) scerte, canaletto d'acqua d'afflusso alle gore dei mulini (da mong. shi acqua ed er (t) vena);
6) marrak, coltello fisso (da tur. mizrak-ferro in asta, lancia);
7) tele-tele, pieno pieno, zeppo zeppo, (da pann. teljes, turc. dolu-pieno);
8) zurre becco (pann. szule-genitore, turc. zuhre-Venere, simbolo della riproduzione);
9) saracone rigoiolo (turc. sari-giallo e kus-uccello);
10) varta aspettare (la prima a della parola ha suono ottuso e nella pronnzia si avvicina ad e). Ha piena rispondenza col verbo ungherese var-ni, specie in qualche tempo della forma indeterminata(62). Es. perfetto ungh. var-t-am, molis. var-t-ai, aspettai;
11) zek-zik, piccola, piccolo (dal tib. za-piccolo).

----------------


(1) GEZAFEHER: op. cit.

(2) LABBEUSPHIL. : "Sacrorum Conciliorum collectio" . Venetiis, 1657, vol. XV.

(3) La parola sciama contiene la redice sciam originata da kam per trasformazione fonetica della fricativa gutturale sorda nella sibilante palatale, come si verifica nei Celti ed anche nei Cinesi. Cal risulta pure derivata da kam per cambio di m nella linguale l. I mongoli sama e sciama, l'ebraico cam, l'arabo sciams, il turco scems, l'indiano cama, il latino calor esprimono tutti la potenza termica, la quale venne personificata nel 2'  figlio di Noe che cosi divenne l'eponimo di un principale ramo della umana specie.

(4) Figlio di Apollo fu detto Esculapio, luce solare provvida di ogni virtu medicamentosa, che, dopo vane prove di altri espedienti terapeutici, torna a trionfare incontrastata in molteplici odierne applicazioni. Solo in alcune contrade iI sole, anziche desiato benessere, diventa per eccesso di ardore, molesto e nocivo. Erodoto llaa fine del libro 4'  delle sue Storie ci parla degli Atlani, abitatori dei deserti africani, i quali al sole nascente imprecavano con la maggiore violenza.

(5) BOBICH G.:  loco cit.

(6) LABBEUS PHIL.: op. cit.

(7) Il popolo etrusco era di razza turanica imbevuto di cultura ellenica. Questo parere emesso prima dal Taylor e dal Brown, sostenuto validamente dal Martha, e stato da noi ripreso e discusso in opuscoli, ai quali seguira svolgimento maggiore.

(8) MESSINA G.: "Le scoperte del Turchestan Orientale", Civilta Cattolica, 1932; " Il  Manicheismo, Storia delle Religion", vol. I, Utet, Torino 1934. - Wolf C.: "Historia Bogomilorum",  Wittemberg, 1712. - Sjavenkoff U. N.: "A study of Manicheism in Bulgaria", New York, 1927. - Milektic L.: "I nostri Pauliinaik -  Storia etnografia letteratura", Sofia, 1903.

(9) La eresia di Calvino, per una certa simulata rigidita di costumi dei suoi apostoli e per minimo contenuto dommatico, fece presa nelle masse anelanti a riforme e fiscosse politiche e sociali.
      I nostri valdesi deliberarono subito di adottarla con rinnovato ardore;  ma questo presto costo  loro stragi spietate nella Francia, nel Piemonte e nella Calabria.
      Nell'Ungheria comparve prima a Creuser indi passo verso il l546 alla Transilvania, ove prese dopo il 1600 grande sviluppo per opera del principe Cabriele Bethlen.

(10) Rachis leges., cap. VI, Canciani : op. cit. Zana ha radice zan. che vuol significare torbido rissa, tanto in lingua tedesca che in quella tibetana (ted. zank rissa, zankosch rissoso ; tib. zan-zan intorbidare). Origine mongola oppure ariana? Data la desinenza tedesca con la sorda k propendiamo per la mongola, anche pel verbo espressivo dell'azione.

(11) Khan e sistole di ka-han (capo dei capi), sostantivo che assume valore superlativo col  raddoppiamento della radice. Veliki parola slava, in relazione forse con la parola turca vali, esprime grandezza suprema.
Nel kav-han dev'essere riconosciuto il capo della case militare e nel tar-han quello della casa civile.

(12) Boliaro (de bolje piu grande), bagaino (dal turco bag signore).

(13) LABBEUS F.: op. cit.

(14) LABBEUS F.: op. cit.

(15) Il kan generico, secondo il grado giurisdizionale, si ebbe nelle carte medievali, cpiteti nobiliari specifici,
come kan-signorio, kan-baronio, ecc.

(16) D'AMICO V.: op. cit., pag. 58.

(17) Rotharis leges -  Canciani : op. cit.

(18) Questa voce non ha riferimento neppure lontano con altra qualsiasi delle lingue latine germaniche nonche slave. Abbiamo l'ags. e l'ated. bur (case, camera) l'ingl. bower (pergola, capanna), e nella Lex Alamannorum al tit. XCVII, cap. I burica (rimessa di greggi); ma sia per il tema che per il significato deve distaccarsene brolio. II franc. bureau potrebbe essere una derivazione di birolio.

(19) Tutle le parole della lingua magiara che non hanno una etimologia definita vengono in questo scritto indicate come pannoniche.

(20) Birro nel volgare milanese era detto anche un mantello con cappuccio, forse perche usato dagli agenti di polizia.

(21) Iamalio: "La Regina del Sannio - Ginestra degli Schiavoni", Ed. T.  Federico, Napoli. - Amorosa F. A. da Limosano : "Manoscritto", Atti notarili, libro XXIII (1734).

(22) ROMANO G.: "Il Palazzo di re Teodorico in Pavia".

(23) DIACONO P.: op. cit., L. III, c. S.

(24) Cognomi e toponimi di Benevento e del Sannio cio dimostrano.

(25) Il Troya nella sua celebrata opera : "Codice diplomatico langobardo", sostiene in opposizione ad altri scrittori che gli allogeni discesi in Italia con Alboino, ed in ispecie Sarmati e Bulgari, non ebbero prerogativa di leggi proprie, specie dopo che le cadarsede dei Langobardi con l'Editto di Rotari divennero codice per tutti.
      Altri citano atti di vendite fatte in base a norme secundum nationem suam del citato Editto, cap. 377. Una sentenza resa in Bari nel 1127 (Carabellese  F.: "L'Apulia ed il suo Comune", Monopoli, 1905, p. 406) ci manifesta nella legge langobarda dispositivi per i Bulgari e dispositivi per gli Slavi, questi ultimi non ammessi al diritto dei liberi.

(26) CURATOLO E.: "Scritti e figure del Risorgimento Ital.", Bocca, Torino, pag. 270. Enciclopedia Treccani, Rumenia, Bucarest.

(27) FEHER G. : op. cit.

(28) Abbiamo infatti tur. ko-yun (pecora) e yun (lana).

(29) Csarda (pron. ci-arda) e parola composta di ci ed arda. In tutte le lingue uro-altaiche dal Pacifico al Danubio ci vuol dire terra. Nella giapponese e inclusa nella parola (tsu-chi) (pron. tsu-chi) nella turca nella p. chiftlik. Arda(tur. arsa) indica la limitazione della terra, cioe il podere. Csarda e pure il nome di una comune danza villereccia.

(30) Altri toponimi attestano l'attivita campestre ed industriale bulgara. Ne riferimmo in precedenza ponendo in vista gli omonimi della razza ed insieme i casali di S.Andrea, i vari Filetti Cantalupi e composti di cara.
      Possiamo per di piu segnalare i vari composti di tur. su e pann. viz (acqua), come Susano, Susegnna, Suzzara, ecc. Vizzili. Vizzola, Vezza, Vezzola, Vezzolano, Avezzano, ecc.; ed inoltre Balangero, porto peschereccio (da tur. balik pesce), Robecco (da tur. robek piccelo scalo), le varie Motte, nuclei di abituri operai (da pann. mu lavoro). I nomi con Gazzo e Cazzo (Gazzada, Gazzano, Gazzanica, Gazzola, Cazzago, Cazzaso, ecc.) indicano tutti centri rurali di zone acquitrinose orginati da allevamenti di oche (tur. kaz).

(31) La Patria, Udine, Utet, Torino.

(32) De Cillis E.: "I grani d'Italia", Roma, Camera dei Deputati, 1927. - Pezza: op. cit.

(33) Manso e Bulgari troviamo congiunti entro molte carte dell'Archivio Capitolare di Vercelli.

(34) Abbiamo fra i vocabili della bassa latinita medievale homagium ed hominium.

(35) SELLA P.:"Statuti feudali del Cicolano",  In Convegno Storico Abruzzese-Molisano, 1931, Vol. I

(36) "Feste nuziali bulgare", Mattino, 29 maggio 1937.

(37) Il Molise: "Vie d'Italia",   1938, n. 9, Milano.

(38) CANITZ F. R. : "Bulgaria",  A. I., n. 1-2. p. 41.

(39) Sappiamo dal Feher (op cit.) che le donne dei tempi di Asparuh avevano coperta la testa a cuffia ed a mappa con al collo duplice e triplice collana. Identica foggia si osserva eggi nel Molise, ove la cuffia e fatta di falzzoletto annodato ed e detta con voce langobarda tukkatin. Vedere "Terra di Molise" di T. d'A. con belle tricromie. Vie d'Italia  e  del Mondo,  1936, n. 2.

(40) La rusticana calzatura, costitutia da rettangolo di cuoio bufalino fermato sul dorso del piede da vari correggioli risalenti ad abbracciare la gamba e detta ciocia (ed anche zampitto nel Molise). Tale termine certo non ci viene dal greco, dal latino o dal tedesco. Lo troviamo rappresentato in parole unghero-turche indicanti calzature, cia-pula, cisma, cio-rap, ciul-ki. Abbiamo ragione quindi di ritenerlo protobulgaro.

(41) MISSANA G. V.: "Bulgaria", A. I., n. 1-2, pag. 33-34.

(42) PEROSA M.: op. cit., pag. 426-436.

(43) Questo santo per noi non e altro che la divinita slavo-tartara bobo cristinizzata; e le curiose usanze su riferite sono i relitti delle antiche pratiche dei samanisti.

(44) MIKKOLA D. C.  - Feher : op. cit.

(45) Ciapp. Ne-zumi.

(46) Tur. tavsan.

(47) Pann. vereb (passero).

(48) Tur. Yilan.

(49) Propriamente corsiero (da at cavallo e gyors snello).

(50) Tur. kosc.

(51) Tur. tavuk.

(52) Pann. eb (et).

(53) Tur. domuz, pann. diszno.

(54) Le numerazioni, pur del medesimo gruppo linguistico, presentano grande difformita nella prima decina. E, cosa strana, elementi di vari gruppi a volte si scambiano a volte si affiancano. La concordanza maggiore e fra la numerazione protobulgara e la turca, indice di origine razziale comune.

(55) Fu norma degli Ariani la casa di legno, degli Altaici la tenda, dei Semiti la massa lapidea piu o meno imponente. Infatti solo le citta di  cuesti ultimi portano i nomi di kar e di carta, specifici per le strutture in pietra. In Persia i grandi edificatori furono gli Assiri semiti ; e dai loro discendenti appresero i Bulgari le lapidee costruzioni.. Cio trova il suo indefettibile riferimento nel passo biblico della Genesi cap. XI, v. 27 Dilatel Deus Japhet et habitet in tabernacilis Sem.

(56) Feher : op. cit.

(57) DAMIANI E.: "Il volto della letteratura bulgara", In r. Bulgaria, A. II, n. I.

(58) Bulgaro dev'essere il cognorne Bathory, turco Tioriok.

(59) Non abbiamo trovata ispondenza veruna di kuesta voce nel campo ario-semitico. Essa presenta qialche contatto col verbo pannonico sepel-ni (pron. cepel-ni) rimestare trebbiare.

(60) Questo appellativo viere dato peculiarmente ai bambini grassi e tondi, come a dir loro "maidotti". Il maiale in cinese ed in mongilo, e detto ciu con modulazione fonetica speciale. Tale radice con varie desirenze in molti dialetti d'Italia, trovasin parole, che vengono a dire porco, come il dantesco ciacco ed il fiorentino nana. In molti luoghi del Molise i1 miale e chiamato dal popolino cik ciok ed anche ciuk. Sostituito il suffisso slavo-tartaro k con quello latino-italico otto, avremo ciuotto e ciotto.

(61) Di questa parola non albiamo potuto trovare altro contatto che con quella pannonica ugrik (salta).

(62) Corrisponde a tale verdo pannonico quello ted. mod. warten col medesimo significato. Per altro cuesto manca negli altri diaietti tedesci, specie nel sassone, che insieme al langobardo lascio relitti nelle nostre contrade. Esso vs percio ritenuto una infiltrazione pannonica  nella Germania del sud ed una pannonica eredita dei nostri luoghi.
 
 

[capo] [ I ] [ II ] [III] [ IV] [ V ]